lunedì 9 febbraio 2009
Questo è un bel partire...
Buona lettura.
- Europee: Vendola, "Non mi candido, volti nuovi in lista";
- Vendola lancia MpS: "Ma non mi candido alle europee";
- MpS, è nata la stella rossa di Vendola.
sabato 7 febbraio 2009
Caso "Englaro": scontro politico ed istituzionale (purtroppo)...
[da arileonline.info - 06 febbraio 2009]Lo Stato, non quello di diritto ma quello proprietario val bene qualche compromesso sottobanco con la Lega e con il Vaticano e poco importa se per restare in sella si deve calpestare la Costituzione. È quello che nel suo intimo, pensa Silvio Berlusconi che, per mettere in salvo il suo esecutivo dalle fibrillazioni interne ha accontentato la Lega nord nella sua smania giustizialista contro gli immigrati facendo approvare dal Senato in quattro e quattr'otto un disegno di legge xenofobo e repressivo. E, in cambio dell'accondiscendenza dell'oltre Tevere ha barattato lo Stato di diritto con l'accanimento terapeutico mascherato da "difesa della vita" di un corpo costretto a vegetare.
Perché di questo scambio si tratta e perché per mantenere questo simulacro di democrazia eterodiretta tra Casa Arcore e Via della Conciliazione il premier in carica non ha esitato ad aprire un conflitto senza eguali dalla nascita della Repubblica Italiana tra potere Esecutivo, Capo dello Stato, Magistratura e Parlamento.
L'antefatto lo conosciamo tutti: il corpo di Eluana giace su un lettino a Udine, nella clinica la Quiete e oggi i medici si apprestano a iniziare quella lenta procedura che porterà a staccare la spina fra circa una settimana. Ci sono voluti anni di battaglie condotte dalla famiglia Englaro per veder rispettate le volontà di quella giovane donna; tre gradi di giudizio da parte della magistratura; mentre imperversava la polemica nel paese e il parlamento si arenava non riuscendo a partorire un testo di legge condiviso.
Poi, la boutade del decreto legge governativo. Una firma sotto tre righe di testo che vietano di sospendere l'alimentazione e l'idratazione. E la minaccia che se il decreto non passa allora si "forzerà" il Parlamento e financo la Costituzione.
Eppure, il presidente Napolitano aveva speso tute le sue parole per chiedere una legge condivisa su un tema, quello del testamento biologico, che attiene alle sensibilità di ogni singolo individuo, perché tratta di vita e di morte, di libertà e di dignità della persona, di fede e di scienza. Si era spinto fino all'estremo gesto di scrivere nero su bianco una lunga lettera che spiegava al Consiglio dei ministri il perché e il percome delle fondamenta della Carta costituzionale italiana, dello spirito democratico e del principio ineludibile della divisione dei poteri. Tutto per evitare un confronto - scontro la governo e Quirinale, soprattutto quando il paese si trova ad affrontare una crisi economica e sociale senza precedenti. Tutto vano.
Napolitano si è visto strattonare, sbattere la porta in faccia, richiamare all'obbedienza dal "manager" Silvio che non sopporta di non essere accontentato. Ma il Quirinale non risponde all'uomo politico né tantomeno al manager. Risponde alla Costituzione e alla democrazia. E quel decreto, il presidente della Repubblica non lo può firmare perché mancano i requisiti della necessità e urgenza e perché la giustizia si è già espressa al riguardo con il suo massimo organo. (Continua qui...)
La Sinistra inclusiva...
[scritto da Marisa Nicchi (SD - Firenze), 06 febbraio 2009 da aprileonline.info]Dibattito Diverse esperienze stanno camminando insieme per una aggregazione politica che vuole cambiare i rapporti di forza e che, sulle questioni citate per esempio, sta con la Cgil, per l'autodeterminazione, per l'economia verde e disarmata, per una politica diffusa e disinteressata. L'esperienza di Firenze.
Prendiamo alcune questioni dell'attualità politica: la contrarietà all'accordo sindacale separato, cioè il lavoro come diritto e non variabile della produttività aziendale; il caso Englaro, cioè l'autodeterminazione compresa la fine della vita con dignità, il New Deal ecologico e del disarmo, cioè l' era di Obama, un modo di fare politica trasparente, cioè la questione morale.
Nel sistema dei partiti in Italia oggi non c'è chi le rappresenta insieme con coerenza ed efficacia. Non il PD più filo CISL e UIL, ricattato dai teo/dem, suggestionato dal nucleare, al centro di casi di deplorevole uso del potere. Non IDV in cui è assente la questione del lavoro e son presenti tentazioni sicuritarie. Né, RC che pur avendo una tensione positiva verso questi temi, li riporta entro una dimensione ideologica che ne delimita l'ambito di propagazione e di contaminazione.
Qui, sta il primo paradosso che porta tanta sinistra a votare per un partito moderato o per chi sottovaluta la questione lavoro, e un'altra parte, piccola, a cristallizzarsi in una sorta di vocazione minoritaria.
Manca, nel nostro paese, un soggetto di sinistra critico e influente nella società, nei poteri nelle vite soprattutto quella degli esclusi.
Avviene quando, e questo è l' altro paradosso, i dogmi del liberismo svaniscono nelle bolle speculative acuendo ora e per le future generazioni inaccettabili diseguaglianze.
Allora, ciò che si sta muovendo in questi mesi e, soprattutto in questi giorni a sinistra, è importante perché ha il segno di volere rompere un status quo di impotenza. SD è nata per questo, così le altre componenti del PDCI e di RC. Diverse esperienze stanno camminando insieme per una aggregazione politica che vuole cambiare i rapporti di forza e che, sulle questioni citate per esempio, sta con la cgil, per l'autodeterminazione, per l'economia verde e disarmata, per una politica diffusa e disinteressata. Una forza che mentre deve costruire la propria autonomia si trova a fare i conti con scadenze elettorali.
A Firenze la decisione della nascente "Sinistra" di far parte di una coalizione scaturisce da una doppia responsabilità: dare all'elettorato di sinistra un'opzione libera dal ricatto del voto utile; non rischiare di consegnare la città alla destra puntando,pregiudizialmente, sull'occasione salvifica del secondo turno, dall'esito incerto per l'arroganza del PD che giocherebbe contro di noi l'accusa di disfattismo. E' una responsabilità verso la "Firenze migliore", e per noi la contesa delle primarie è l'occasione per calcare il nostro autonomo profilo, racchiuso in poche parole: primato del'interesse generale sempre a partire dalle scelte urbanistiche, aumento di servizi collettivi per rendere operativi i diritti di cittadinanza e affermare solidarietà e accoglienza, metodo di governo fondato sulla partecipazione vera, l'attenzione al conflitto. (Continua qui...)
venerdì 6 febbraio 2009
Nuovo Partito Anticapitalista... in Francia...
Notizia ANSALa Lega comunista rivoluzionaria (Lcr), d'ispirazione trotzkista, si scioglierà per dare vita al Nuovo partito anticapitalista (Npa). Il congresso di uno dei gruppi storici dell'estrema sinistra francese è stato fissato alla fine della prossima settimana. Da "partito della rivoluzione", quale era la Lcr, a partito ''delle lotte e della resistenza'', quale sara' il Npa: una mutazione voluta da Olivier Besancenot, portavoce della vecchia formazione, che sarà leader anche del nuovo partito.
Articolo scritto da Roberto Musacchio [tratto da rifondazioneperlasinistra.it]
Tornando domenica dal Forum sociale di Belem, ho avuto modo di leggere su Le Monde due pagine dedicate alla nascita del Nuovo Partito Anticapitalista, il nuovo soggetto che prende il via in Francia concludendo l'esperienza lunghissima della Lega Comunista Rivoluzionaria (LCR). L'attenzione di Le Monde, così ampia, è frutto di più fattori.
Certamente c'è una serietà della stampa francese, attenta alle culture politiche. C'è poi il rispetto per la storia politica e intellettuale della LCR. Ma c'è soprattutto l'attenzione a un personaggio che ha saputo conquistare uno spazio significativo: Olivier Besancenot. Avevo seguito negli anni scorsi due congressi della LCR in cui era stato posto il tema dl cambio di nome. La discussione era stata assai interessante su come, finito lo scontro con lo stalinismo, non si doveva più presidiare il nome comunista e occorreva invece affrontare il tema delle nuove contraddizioni e delle nuove soggettività, dal femminismo all'ecologismo, naturalmente in senso fortemente anticapitalista.
Erano gli anni di un rapporto forte tra Rifondazione e LCR, con il lavoro di avvicinamento anche in ambito europeo.
Poi le strade si sono allontanate, ma è rimasta in me una forte curiosità per l'esito della riflessione della LCR. Naturalmente occorrerà approfondire ciò che viene messo in campo con il nuovo soggetto, ma a le pare di capire che non siamo più al cambio di nome della LCR.
Siamo a un nuovo soggetto che si fonda su un anticapitalismo dal basso e in nome del basso e che considera del tutto servile la politica e dunque rompe con ogni residuo di "disciplina repubblicana" (convergenza contro le destre) ma lascia anche ben poco spazio a politiche di unità della sinistra alternativa.
Ma qui, mi sembra allora, l'abbandono del nome comunista acquisisce un significato diverso da quando fu posto all'inizio. L'impianto"populista" dell'anticapitalismo chiede questa uscita da identità ideologiche " forti".E Besancenot è forte di sondaggi che danno il suo gradimento potenziale esponenzialmente più alto di quello della identità riferibile alla vecchia LCR. Dunque un percorso in mare aperto, interessante da seguire. Noi abbiamo vissuto con la rifondazione di Bertinotti il tentativo di ricostruire una diversa gerarchia tra sociale e politico, di rompere la dipendenza dall'unità a sinistra riflettendo sulle due sinistre, facendo di ciò l'asse della rifondazione della nostra identità comunista.
Siamo arrivati sino a un certo punto dovendo poi tematizzare la nostra non autosufficenza nel processo. La rifondazione attuale sceglie uno strano mix "opportunista", tra populismo e restaurazione ideologica che mi appare speculare alla scelta di relazione tra populismo e totale fuoriuscita ideologica che, sempre a mio avviso, viene dalla LCR in forme però almeno non opportuniste. Resto convinto che la strada sia oggi quella, che ci proponiamo con il movimento per la Sinistra, di rifondare le categorie e le pratiche della trasformazione, in chiave non populista, in nesso invece con la rifondazione dell'idea della sinistra.
"Parti de Gauche"...
(di Bruno Steri, Responsabile Europa Prc-Se - da rifondazione.it)“Ci dicono: prima di redistribuire, occorre produrre la ricchezza. Loro! Che hanno ingrassato le multinazionali e un pugno di ricchi nel mondo!”, “Concittadini, vogliamo cambiare radicalmente la società: non siamo disposti a ricominciare a produrre non importa cosa, non importa come…”, “Noi crediamo alle rivoluzioni dove si vota, come in Venezuela, come in Bolivia”, “La nostra filosofia è quella dei lumi, della repubblica, della sinistra; con un obiettivo concreto: unire la sinistra per battere il neoliberismo”, “E al Partito socialista dico: non agitate il voto utile. L’unico voto utile è quello che porterà nel Parlamento europeo deputati nettamente contrari al Trattato di Lisbona”.
Sono queste alcune delle battute con cui Jean-Luc Mélenchon (nella foto) ha concluso il congresso del suo partito: lo ha fatto con una dialettica scaltra e vivace, che coniuga il furore iconoclasta con richiami illuministici e repubblicani (di quelli che scaldano i cuori del patriottismo francese); e che, al contempo, colloca questo transfuga del Ps nel campo della sinistra anticapitalista.
In una struttura periferica situata a sud di Parigi, da venerdì a domenica scorsi, il Parti de Gauche (PdG) ha celebrato il suo “congresso costituente”: una forza politica che, appena nata, conta sul contributo di 4mila militanti (ma il trend è in ascesa) e che, essendosi staccata solo un paio di mesi fa dal Partito socialista, ha trovato un suo spazio nella gauche anticapitalistica francese. Nell’ampia sala congressuale, il clima è quello dei grandi momenti. Ma, in generale, è la situazione politica transalpina che mostra chiari segnali di risveglio e offre alle forze della sinistra consistenti opportunità. La Francia ha appena visto mobilitarsi due milioni e mezzo di persone, chiamate allo sciopero generale da tutti i principali sindacati, di nuovo uniti, contro i tagli di Sarkozy e la sua gestione della crisi: come è stato rilevato anche sulla nostra stampa, erano presenti nelle piazze tutti i settori della società. Non a caso, la relazione introduttiva del congresso ha reso omaggio a questa formidabile giornata di sciopero, ringraziando esplicitamente le forze sindacali per la loro determinazione e la loro inequivoca volontà di lotta. Per comprendere quanto il quadro politico francese sia oggi spostato a sinistra rispetto al nostro, è sufficiente considerare la presenza nel corteo parigino della stessa segretaria del Ps, Martine Aubry. Da noi, al contrario, un pezzo di sindacato firma accordi separati con padroni e governo; e il segretario del maggior partito di centro-sinistra tace davanti ad un’operazione regressiva che tenta di isolare e mortificare il più grande sindacato italiano.
Ma è il tema dell’Europa a marcare la più visibile distanza. Mentre in Italia, al livello dell’opinione diffusa, tale questione è sostanzialmente evanescente, in Francia essa coincide con il nervo scoperto di un referendum tradito. In Francia si è votato; e si è votato “No” al Trattato europeo. Ciò ha consentito alle forze della sinistra di radicare questa tematica nel vivo del dibattito politico. Ed oggi la consapevolezza maturata in quella battaglia referendaria è pienamente disponibile, per dare nerbo all’imminente contesa elettorale (“L’80% delle leggi francesi sono trascrizioni di direttive europee!”). Così - accanto alla proposta politica di un Fronte delle sinistre per la prossima scadenza elettorale continentale - sul piano analitico-programmatico, la crisi del capitalismo e l’Europa hanno del tutto naturalmente costituito l’asse centrale della discussione e dei documenti congressuali; e l’intransigente rifiuto del Trattato di Lisbona (“copia conforme del Trattato costituzionale rigettato nel 2005”) ha orientato l’intero dibattito. Di qui passa eminentemente la stessa critica al Partito socialista, “complice” nell’approvazione del suddetto Trattato-fotocopia. Come detto, la radicale critica a questa Europa, “costruzione liberista e autoritaria”, si è intrecciata con quella del vigente sistema capitalistico e con la necessità storica di un suo superamento: necessità resa ancor più inderogabile dalle drammatiche urgenze (sociali, democratiche, ambientali) indotte dal precipitare della crisi. Su questo, la posizione del PdG è parsa molto netta: “Non si esce dalla crisi rilanciando il capitalismo, ridando fiato ai meccanismi che hanno condotto al disastro sociale e ad una spaventosa crisi ambientale”. Occorre proporre un’alternativa al capitalismo, un altro orizzonte, “precisando le transizioni che vi conducono”. Non sarà una passeggiata: “La sinistra non convincerà il capitale finanziario a rendere quel che ha estorto attraverso un’amabile discussione tra gente di buona compagnia”. Ma deve essere la sovranità popolare a determinare la realizzazione di ciò che corrisponde all’ “interesse generale”: precisamente come sta accadendo in America Latina, in Venezuela, in Bolivia.
Sulla base di tali orientamenti generali, i documenti presentati alla discussione hanno articolato il programma del partito (da proporre successivamente ad un’eventuale coalizione elettorale). Innanzitutto, sul versante interno, quello delle concrete risposte alla crisi sociale. La ricchezza c’è: tant’è che le imprese francesi, nel 2007, hanno incamerato 650 miliardi di utili. Contrariamente a quello che fa il Ps, occorre intervenire con decisione e presto sugli squilibri di classe, proponendo misure strutturali a livello nazionale ed europeo. Anche sul versante esterno, il PdG non sembra fare sconti: neanche ad Obama. Gli Stati Uniti - ha infatti osservato la responsabile del dipartimento sui problemi internazionali - si sono resi responsabili dell’azzeramento del diritto internazionale; e le teorie dello Scontro di civiltà e della Guerra al terrorismo hanno di fatto “fornito un nuovo abito” all’imperialismo. Pur essendo diverso da Bush, Obama non smentisce tali pseudo-teorie: e rafforza le truppe in Afghanistan.
Al grido di “Unità, unità!”, il congresso ha approvato l’appello per un Fronte della sinistra alle prossime europee. Il Pc francese ha già accolto l’invito: e l’ovazione tributata dai delegati alla segretaria comunista Marie-George Buffet ha simbolicamente sigillato l’intesa. La decisione tocca ora al sin qui riluttante Olivier Besancenot, leader del Nuovo Partito Anticapitalista (Npa), che ha raccolto e rinnovato l’eredità della Ligue Comuniste Révolutionnaire, il quale celebrerà il suo congresso nel prossimo week-end. A Besancenot si è direttamente rivolto Mélanchon: “Non ti chiediamo di sciogliere il tuo Npa. Tu dici che ci sono cose che vi distinguono da noi. Confermo: anche noi su alcune cose divergiamo da voi. Ma, appunto, non vogliamo una fusione, bensì un’unione tra forze distinte”. Niente oltrismi, dunque; niente superamenti. E niente scissioni. Così si prova a costruire l’unità. E la si costruisce su punti ben determinati. Mélanchon ne indica due, in particolare: rifiuto netto del Trattato di Lisbona e gruppo parlamentare collocato a sinistra del Ps europeo. Unità nel rispetto delle identità e nella chiarezza dei contenuti: questa è la strada maestra che prova a percorrere la sinistra francese. E un sondaggio dà l’eventuale ressemblement al 14,5%...
L'elogio della cattiveria...
Una mattina, mi sono svegliata...e mi sono trovata in un paese violento e cattivo, in cui della cattiveria i politici si vantano, ne fanno il pubblico elogio, con un linguaggio da guerra. Corpi esibiti, aggrediti, stuprati, bruciati, come fossero un bottino da guerra, delle tante guerre che albergano nelle nostre città, dove la rabbia e la paura sono il veleno di cui ci nutriamo.
Oddio! Stiamo precipitando nell'incivilità, o meglio nella civiltà dell'odio, come titola oggi, un bell'articolo di giuseppe d'avanzo su repubblica. La violenza sul corpo di Eluana Englaro, la violenta disumanità che ispira quelle che chiamerei le nuove leggi razziali contenute nel pacchetto sicurezza del governo, ci sbattono in faccia un paese sfigurato, ferito, che non riconosciamo. Ecco l'egemonia politica e culturale delle destre, possiamo non sentirci responsabili se non proviamo, e riproviamo a fare qualcosa per contrastarla? Ecco l'assillo che dovrebbe assalirci e non lasciarci più. Ecco perchè dobbiamo rimetterci in cammino, subito, e ricostruire gramscianamente innanzitutto quell' "intellettuale collettivo" che la sinistra è stata. La sfida per me è questa, e riguarda tutte le culture critiche e le soggettività el cambiamento. Non possiamo restare più muti, nè dentro i nostri recinti. Si può cominciare anche da un segnale.
Una proposta: il movimento per la sinistra promuova subito con tutte le realtà della sinistra che ci vogliono stare, presìdi, manifestazioni, sit-in, iniziative di qualunque genere, ma visibili, n ogni città contro i provvedimenti razzisti e xenofobi del governo. Alla civiltà dell'odio opponiamo una civiltà della solidarietà e del rispetto umano.

