domenica 26 luglio 2009

COMUNICATO STAMPA

Nella piana, chi tutela chi?

Il silenzio su ciò che sta avvenendo nell'area del più grande insediamento industriale del Mezzogiorno da parte della maggioranza delle forze politiche lucane ci sembra che la dica lunga sugli interessi che si intendono rappresentare e tutelare.

Alcuni giorni fa il Sindaco di Melfi invitava i lavoratori in agitazione dell'industria dell'auto a non tirare troppo la corda, ma chiedere semplicemente il rispetto di un accordo già siglato significa forse tirare troppo la corda? La verità è che così facendo il Sindaco Navazio non tutela i suoi concittadini ma si fa portatore degli interessi dei “piemontesi” che, come ha dichiarato il proprio Amministratore Delegato, chiuderanno il bilancio con un’utile di un miliardo di euro, sicuramente anche frutto del sacrificio dei lavoratori della piana di San Nicola di Melfi ai quali, però, oggi viene negato il giusto compenso concordato in precedenza.

Incomprensibile è anche il silenzio da parte delle istituzioni regionali e provinciali; ad esempio, ci chiediamo quali funzioni ha la Commissione Pari Opportunità della Regione Basilicata, se sia mai intervenuta sulle condizioni di lavoro delle donne, sia nelle fabbriche che nel settore florovivaistico del comprensorio, dove ormai da tempo, si vocifera, esistano condizioni di lavoro da quarto mondo; che questa Commissione sia servita solo a creare un’altra poltrona lautamente pagata?

Ci chiediamo anche quali interventi ha effettuato l’Ispettorato del Lavoro visto che circola la voce che in molte aziende dell’indotto siano stati utilizzati lavoratori interinali per sostituire i lavoratori in sciopero (atto che sarebbe peraltro illegale), creando non poche frizioni e malumori tra gli operai, ma più in generale, sulle condizioni di lavoro e possibili fenomeni di mobbing, la stessa ASL che interventi intraprende per controllare le condizioni ambientali a cui sono costretti i lavoratori?

Il Presidente de Filippo ha annunciato tempo fa il finanziamento al gruppo SATA per la costituzione di un centro di ricerca sull'automotive nel melfese, non vorremmo che questi soldi destinati ai lucani, particolarmente ai giovani altamente scolarizzati – che nel frattempo emigrano – finissero ad alimentare le solite clientele di quei soggetti che oggi spadroneggiano nell'area (comprese alcune sigle sindacali).

Per questo chiediamo al Presidente della Regione Basilicata che siano fissate regole certe e vincolanti per tutti i soggetti in campo prima di aprire i cordoni della borsa, che si facciano pressioni sugli organi di controllo per le condizione di lavoro degli operai della Piana di San Nicola e di tutto il Vulture-Melfese, poiché pensiamo sia giunto il momento – per tutti noi – di rivendicare con forza il nostro stato di Cittadini e non di semplici amministrati, o peggio ancora, di sudditi.

Circolo di Lavello (PZ)

di “Sinistra e Libertà”

La Solitudine di Obama

[da "l'Altro on-line. La Sinistra Quotidiana"]
Il presidente degli Stati Uniti, più o meno, ha perduto la prima mano della grande partita politica che sta giocando. Ha dovuto accettare il rinvio a settembre della discussione in Senato sulla sua riforma sanitaria. Non aveva i voti per imporre i tempi strettissimi che lui avrebbe voluto. In Senato gli occorrevano 60 voti su 100, e in teoria poteva disporre di quei 60 voti se un pezzo non piccolissimo del partito democratico non fosse in rivolta contro di lui.
Non vuole saperne - la corrente conservatrice del partito, che va d'accordo coi repubblicani - di una riforma sanitaria che modificherebbe la sostanza dei rapporti sociali, limiterebbe la forza economica delle grandi compagnie d'assicurazione, e cambierebbe l'idea stessa dei diritti generali , spostando in modo assai significativo il confine tra i diritti del popolo e i diritti del mercato. La riforma sanitaria proposta da Obama, se sarà approvata, cambierà in modo profondo la natura del capitalismo americano.
Il fatto che Obama abbia subito una prima sconfitta, per ora solo nella definizione dei tempi, non solo non cancella, ma anzi esalta l'enorme valore della sua iniziativa politica. E ci segnala due cose: la forza dell'obamismo e la sua debolezza.
La forza sta nel fatto che questo nuovo leader che si è affacciato sulla scena mondiale ha delle idee molto nette, nuove. Ha un progetto di riforma della società. E non si è piazzato alla Casa Bianca con l'obiettivo di fare qualcosa per restarci a lungo, e basta. Si è piazzato alla Casa Bianca per guidare una trasformazione dell'America. Cioè con un pensiero che dal 1989 in poi era scomparso dall'orizzonte delle socialdemocrazie europee e dei circoli liberal americani (compresi quelli clintoniani).
La destra è furiosa. Uno dei maggiori consiglieri strategici del partito repubblicano, Bill Kristol, ha detto ai suoi: "questo non è il momento di tirare pugni. Go for the kill". Cioè, andiamo per uccidere. Il senatore Jim De Mint, della Sud Carolina, ha commentato: "Se lo battiamo qui, sulla sanità, sarà la Waterloo di Obama".
La debolezza di Obama sta nella sua solitudine. I clintoniani lo hanno abbandonato. In Europa non ha interlocutori, perché la sinistra è morta. Allora ha perduto? Beh, qualcuno avrebbe scommesso un dollaro sulla possibilità che diventasse presidente?No. E allora...

sabato 18 luglio 2009

Ricostruire la Sinistra nei luoghi di lavoro...

[da www.sinistraliberta.it]
Il 26 giugno scorso, alla casa internazionale delle donne, si è svolto un incontro tra sindacalisti sul tema "DOPO IL VOTO: SINISTRA AL LAVORO". L’incontro è stato introdotto da una relazione di Titti Di Salvo di Sinistra e Libertà.
Di seguito riportiamo la relazione di cui sopra:
I risultati delle elezioni europee e amministrative sono stati già ampiamente commentati e troppo velocemente archiviati.
Dovrebbero invece costituire l’occasione di una riflessione meno frettolosa.
Sono la conferma di tendenze nette, non smentite da eccezioni e in particolare dell’esistenza oggi in Italia e in Europa di una maggioranza di centro destra, che si alimenta delle paure dei cittadini nella crisi e nella globalizzazione e di una minoranza di centro-sinistra, pur variamente articolata nei diversi paesi europei.
Naturalmente non si tratta qui di esaminare nel dettaglio flussi elettorali e nuovi scenari, ma quelle tendenze nette è importante sottolinearle perché rappresentano il contesto della nostra azione politica e dunque lo scenario, la realtà con la quale misurarsi, fuggendo dalla tentazione di esorcizzarne gli aspetti più sgradevoli.
1) Il declino del sogno europeo
In Europa 22 paesi su 27 sono governati da governi di centro-destra e la stessa Commissione europea, fermata spesso dalle iniziative dei nostri parlamentari, ha immaginato o emanato direttive, dal mercato del lavoro all’orario di lavoro, distanti per ispirazione politica e contenuto dal modello sociale europeo, da quell’impianto cioè culturale e poi anche concreto che ha ispirato politiche pubbliche, politiche economiche e politiche sociali. Quello stesso che aveva prodotto la carta di Nizza, un nucleo cioè di diritti sociali, civili e del lavoro che disegnavano la moderna cittadinanza europea. Da questo punto di vista il logoramento del “sogno europeo” è avvenuto nel tempo ed è stato favorito dall’assenza di istituzioni democratiche di governo sopranazionali riconosciute come tali dai cittadini europei.
L’esito delle elezioni europee di giugno, dunque, ha fatto emergere il disincanto dei cittadini dei diversi paesi cresciuto negli anni, insieme alle disuguaglianze, alla precarietà e all’insicurezza, quello stesso disincanto che già aveva trovato nel referendum di 3 anni fa sul Trattato costituzionale olandese, francese e danese una prima manifestazione significativa.
La preferenza accordata oggi a partiti di centro-destra o a nuove forze politiche apertamente razziste e xenofobe o apertamente anti-europeiste, parla dunque della distanza tra la retorica europea e la sua realizzazione; della scelta dei governi di addossare all’Europa le difficoltà della loro azione di governo, - il governo italiano è stato in prima fila e Tremonti un teorico particolarmente solerte -; dell’operaio polacco, per dire delle nuove contraddizioni della globalizzazione attraversata con la competizione sui costi del lavoro; parla dell’incapacità di una risposta europea alla crisi; dell’assenza di un’alternativa di proposta credibile e concreta alle politiche liberiste. (Continua qui...)

domenica 12 luglio 2009

PSI, IL CONSIGLIO NAZIONALE: AVANTI CON SINISTRA E LIBERTA'

[da www.sinistraeliberta.it del 11/07/2009]
Con 12 voti contrari e 7 astenuti, il Consiglio Nazionale del Partito socialista ha approvato a larghissima maggioranza (280 i presenti) il documento politico della segreteria del partito.
Il documento prevede che il congresso del Partito si tenga nei tempi e nei modi stabiliti dallo statuto, ovvero l’anno prossimo dopo le elezioni amministrative. Resta confermata la politica di alleanze con le altre forze di Sinistra e Libertà per costruire una forza di governo laica, libertaria e di sinistra, distinta dalle forze politiche comuniste e che abbia come punto di riferimento obbligato il PSE.
I lavori del Consiglio nazionale sono stati aperti dalla relazione del Segretario del Partito, Riccardo Nencini il quale, rispondendo alle critiche e ai timori emersi rispetto all’alleanza di Sinistra e Libertà ha affermato “Il Partito socialista non si scioglie. Ho preso un impegno personale oltre che politico a non mollare”.
“Questa storia - ha continuato - ha pieno diritto di cittadinanza, ma ha un senso solo se la teniamo legata a un progetto politico ma non può ridursi a mera testimonianza, alla galleria degli antenati”.
L’analisi di Nencini non ha lasciato spazi d’ombra. Ha ricordato che il risultato raggiunto alle europee, il 3,1%, “non è un risultato da buttare, è dignitoso“ e che da lì “bisogna ripartire” anche se le condizioni non sono certo facili perché la mancanza di una rappresentanza parlamentare, costituisce un serio handicap soprattutto dal punto di vista comunicativo, sia pubblico che privato, visto che “siamo in presenza di un bipolarismo perfetto nella comunicazione che premia solo chi sta in Parlamento”.
La barra del timone resta orientata sulla rotta intrapresa con Sinistra e libertà, proiettata verso gli appuntamenti del prossimo anno, le elezioni regionali. Il Segretario del partito non vede alternative. “Il centrodestra - dice - non solo ha vinto anche le ultime elezioni, ma le ha vinte bene, dimostrando di essere radicato anche a livello locale, ma il sistema politico è avviato verso una crisi del bipolarismo, con la vittoria della Lega nel centrodestra e la straordinaria debolezza del Partito democratico, che ha perso 4 milioni di voti, nel centrosinistra”. Nello stesso tempo, osserva, “il partito dove si è presentato col proprio simbolo, è andato male”.
Ci sono però anche dati positivi. “Il tesseramento che ripartirà a settembre con regole nuove, la ripresa di Mondoperaio e quella possibile dell’Avanti! della domenica, l’elezione di tanti compagni nelle realtà locali con la lista di SL”.
Nencini ha quindi affrontato la questione delle alleanze ricordando che “dalle ultime elezioni politiche siamo usciti non solo sconfitti, ma anche isolati”. Oggi c’è da registrare “l’apertura di SL ai repubblicani di Luciana Sbarbati e ai liberali di ‘Critica liberale’ e quanto al Pd “nei miei incontri con i candidati alla segreteria - ha detto - ho ricevuto certezza che per 4 mesi questo partito sarà bloccato in un congresso vero, con esiti che non sono assolutamente certi. Può vincere Tizio nel congresso e Caio nelle primarie. Una sorta di scisma avignonese. Ma con tutti i candidati c’è un punto in comune, uno schema molto diverso da quello di Veltroni. I numeri li obbligano a pensare diversamente. Col 26% non ce la fanno. Senza alleanze non ce la fanno“. “Penso ci siano le condizioni per superare Livorno del 1921, una condizione condivisa qui e accettata anche dal Pd”. Nelle conclusioni la questione del rapporto con i radicali: “Il no di Pannella - ha detto - ha preceduto quello di una parte di SL. Dentro SL bisogna fare spazio anche a chi condivide questo percorso e per questo penso di chiedere a Pannella di ripensarci“.
Nel corso del dibattito il Coordinatore della Segreteria nazionale Marco di Lello ha affermato che «Occorre ripensare la Sinistra italiana per tornare a parlare a quella parte del paese che ad essa si era affidata e da questa è stata tradita, per dare risposte alle paure di un Nord sempre più’ tentato di rifugiarsi nell’egoismo e nella xenofobia, per governare i cambiamenti in atto nel mercato del lavoro, a 40 anni dalla morte di Brodolini con un nuovo statuto dei Lavori e dei Lavoratori. Mentre il Pd - ha continuato Di Lello - impegnerà i prossimi mesi in un dibattito autoreferenziale noi socialisti, noi SL dovremo lavorare ad una nuova cultura politica frutto di una reciproca contaminazione di socialismo, ambientalismo, postcomunismo per tornare a parlare ad un’Italia di oggi molto diversa da quella del 900.”
Oltre al documento della segreteria, esposto da Marco Di Lello, sono stati presentati un altro documento, relatore Franco Bartolomei, e un ordine del giorno presentato da Bobo Craxi. Questi ultimi sono decaduti con l’approvazione da parte del CN del documento della segreteria perché di fatto chiedevano l’immediata convocazione del congresso. E’ stata quindi stabilita una cronologia di incontri in vista dei nuovi appuntamenti politici: il primo avverrà a Bologna il prossimo 17 luglio per le regioni dell’area nord, il secondo a Napoli il 22 per le regioni del Sud Italia; ne seguiranno altri per le diverse aree geografiche. Infine, sono stati approvati tre ordini del giorno proposti dalla Giovanile Socialista riguardanti le morti bianche e il nucleare.

martedì 7 luglio 2009

Vendola: "Una stagione nuova per la Politica"

[riportiamo l'articolo postato da Nichi Vendola sul suo blog]

Ho inteso chiudere la delicata partita del rimpasto di giunta con rapidità e prima della mia comparsa, in qualità di persona informata dei fatti, dinanzi al Pubblico Ministero che indaga su eventuali illeciti nella sanità pugliese.

Ho scelto dunque di operare le scelte sugli assessori evitando che si potesse immaginare un qualche collegamento tra uscite dalla giunta e inchieste in atto. Io ho posto una questione morale che riguarda sistemi di potere, come quello sanitario, che appaiono impermeabili alla domanda di moralizzazione e di cambiamento. Pongo un problema alla politica, che non può delegare al potere giudiziario il proprio compito specifico: che è quello di intervenire chirurgicamente sulla macchina pubblica per estirpare i fenomeni strutturali di malcostume e di corruzione. Questo problema è particolarmente visibile quando ci si affacci sulla vita quotidiana del sistema sanitaria, in qualunque parte d’Italia.

I magistrati possono solo perseguire i reati, non possono costruire l’agenda della bonifica e del rilancio della sanità. Non ho inteso in alcun modo implicare alcuno dei miei assessori non riconfermati nel proprio incarico in una sorta di giudizio preventivo di condanna. Chi è stato sfiorato dai rimbalzi mediatici di inchieste in corso ha avuto la sensibilità, come nel caso del mio Vice Presidente Sandro Frisullo, di fare un passo indietro: e di questo gli va dato atto ed è necessario sottolineare uno stile inusuale in tempi in cui ben altri coinvolgimenti, in scandali e inchieste, vengono vissuti con assoluta noncuranza. E a Frisullo, lo dico con assoluta sincerità, vorrei esprimere la gratitudine per il lavoro appassionato svolto in un settore cruciale della nostra Amministrazione. Per gli altri assessori, come è noto, non esiste alcun possibile legame con vicende di pubblica immoralità o con indagini penali in corso. Barbieri, Ostilio, Russo, Lomelo hanno lavorato in modo universalmente apprezzato e penso che il segno di trasparenza introdotto in settori chiave degli apparati regionali resterà impresso come un dato di innovazione ormai strutturato.

Il rimpasto ha portato al governo della Regione una personalità come quella del Prof. Viesti che consente a noi di allargare un dialogo necessario, nella società civile e nella politica, su quella nuova “questione meridionale” che vive nelle domande nuove del Sud e nella feroce inimicizia di un governo così segnato dall’egemonia leghista. L’entrata in giunta di due donne autorevoli come Loredana Capone e Magda Terrevoli aiuta la politica nel suo percorso di emancipazione dai codici autoreferenziali e autoritari di un maschilismo neppure tanto dissimulato che torna ad occupare la scena pubblica.

L’ingresso di Dario Stefàno aiuta il governo regionale a leggere i bisogni e le attese dei moderati, anche per mettere a confronto le diverse culture politiche che possono alimentare spazi nuovi di alternativa alla destra. Così come l’ingresso di Fabiano Amati significa riallacciare un forte rapporto con il territorio. Allargare gli orizzonti del dialogo culturale e politico, in un momento così acuto di crisi sociale e democratica di un Paese prigioniere del reality berlusconiano, è un impegno necessario. Solo questo è il senso della fase nuova che si è aperta nella politica.

Nichi Vendola

lunedì 6 luglio 2009

NUCLEARE: ecco dove va a finire la democrazia...

La Camera si espressa con un voto contrario alla possibilità per comuni e regioni di esprimere un parere vincolante rispetto all’approvazione della costruzione di centrali nucleari sul territorio di loro pertinenza. Insomma, l’auspicata conferenza Stato-Regioni che dovrebbe essere alla base del dialogo politico per l’individuazione dei siti su cui andare a costruire le centrali nucleari italiane non si terrà mai.
La proposta che sarebbe stata allegata al disegno di legge Sviluppo e Energia era partita dall’ANCI (Associazione nazionale comuni italiani) che aveva chiesto a diversi deputati, specialmente pugliesi (qui la lista dei voti a favore e dei voti contrari), sostegno in questa iniziativa. Appoggio che evidentemente non c’è stato.
Ha detto Fabiano Amati Vice-Presidente Anci:

"Siamo francamente dispiaciuti! Dopo l’approvazione del Senato, l’Associazione dei Comuni aveva richiesto ai Deputati ed in particolare a quelli pugliesi l’impegno ad introdurre nel disegno di legge una norma che attribuisse ai Comuni e alle Regioni il parere vincolante su tutte le ipotesi di individuazione dei siti nucleari."

Dunque, la strada intrapresa dal nostro Governo è quella di sganciare, almeno per quanto riguarda il nucleare, il parere della gente che non sarà più interpellata rispetto alla volontà di ospitare sul territorio una centrale nucleare. Fanno notare all’Anci-Puglia che le promesse del Premier Berlusconi, rilasciate proprio a Bari e antecedenti le tornate elettorali di giugno avevano ben altro tenore:

"Se dovesse aprirsi una possibilità di un collocamento in Italia di una centrale questo avverrà nell’ambito della conferenza Stato-Regioni con l’accordo delle Regioni."

sabato 4 luglio 2009

Scioperi ancora in FIAT-SATA...

Dopo la conclusione di una prima "trance" di sciopero, ecco che la voce degli operai dell'area di San Nicola di Melfi (PZ) si fa sentire ancora, oggi è saltato il turno della mattina.
La lotta fa riferimento alla comandata da parte di FIAT che prevede di non considerare straordinario il recupero del lavoro perso durante i giorni di sciopero precedente, condizione,m questa, che comunque per i sindacati e i lavoratori risulta non accettabile.
La situazione è in evoluzione. Per ora inseriamo una serie di documenti gentilmente inviatici dal sindacalista Di Nanni.
"Sinistra e Libertà" di Lavello, non può che appoggiare la lotta dei lavoratori per i diritti, il rispetto e la solidarietà che la FIOM e le altre sigle sindacali stanno dimostrando in questi giorni.