martedì 17 febbraio 2009

L'appello dopo il disastro in Sardegna...

Riportiamo l'appello di Vendola dopo l'esito delle elezioni in Sardegna, un invito all'unità e alla costruzione comune di una nuova sinistra...

"L’esito delle elezioni in Sardegna è drammatico ancor più di quanto non appaia a prima vista. Si rafforza l’egemonia delle destre e le conseguenze della offensiva berlusconiana verranno pagate duramente dalle fasce più povere e svantaggiate della popolazione italiana e immigrata. La crisi del Pd è ormai profondissima, senza però che nessuna delle forze della sinistra ne tragga alcun vantaggio. Di fronte a questo disastro sarebbe folle insistere in logiche politiciste di piccolo cabotaggio, concentrarsi sul calcolo meschino oltre che effimero delle proprie percentuali e dei propri eventuali piccoli vantaggi.
Io chiedo a tutti, a tutte le forze della sinistra, di fare un passo indietro, di anteporre le esigenze del resistere e dell’esistere ai propri egoismi e alla ricerca dei propri vantaggi. In gioco c’è molto di più, in gioco c’è qualcosa che non riguarda solo le forze politiche, ma tutta la nostra gente. Per questo torniamo a proporre con massima forza e decisione l’urgenza di trovare un minimo comun denominatore capace di unire in una sola lista tutte le forze della sinistra."

Nichi Vendola

Qui alcuni articoli di "Repubblica" sull'argomento - Elezioni Sarde

sabato 14 febbraio 2009

Alla Piazza del 13 febbraio non serve una Sinistra testimoniale e ininfluente...

[scritto da Gennaro Migliore - www.movimentoperlasinistra.it]
Settecentomila donne e uomini in piazza a Roma, molte, molte di più fuori dalle fabbriche, dagli uffici del pubblico impiego, dai posti di lavoro: una forza immensa. Non si oppongono solo all'accordo separato. Chiedono di non essere loro a pagare, ancora una volta, come sempre, i costi di una crisi provocata da decenni di politica economica dissennata, guidata dalla logica del massimo profitto nel minor tempo possibile.
Perché questa, e non altra, è la posta in gioco nella partita dell'accordo separato: è qui che si deciderà se a uscire ulteriormente rafforzati dalla crisi saranno gli stessi che l'hanno provocata o se alla fine del tunnel si aprirà lo sbocco per una politica economica radicalmente diversa da quella che ha flagellato, sotto i nomi discreti di “globalizzazione” e “finanziarizzazione”, il pianeta intero per decenni.
Non è una partita che riguardi solo i metalmeccanici o i lavoratori del pubblico impiego. E' una partita generale. Come lo sciopero di ieri.
Ma per chi, come noi, è impegnato nel difficile compito di dar vita a una forza della sinistra che non sia nuova solo nel nome, lo sciopero di ieri vuol dire qualcosa in più. Ci consegna un'indicazione che sarebbe criminoso disattendere, perché le nostre radici affondano proprio lì, nella piazza stracolma e nelle fabbriche vuote di ieri. Una forza di sinistra deve essere capace di dar voce al lavoro, a quello che si finge stabile a quelle precario, a quello dipendente e a quello mascherato da lavoro autonomo ma altrettanto sfruttato: il grande rimosso della società berlusconiana. Ma una sinistra davvero in grado di fronteggiate questi tempi deve anche essere pronta a raccogliere le istanze di democrazia reale, di partecipazione diretta, di innovazione nelle forme della rappresentanza che percorrevano la manifestazione di ieri come percorrono da mesi e da anni ogni momento di mobilitazione, ogni movimento, ogni conflitto sociale.
E' la strada diametralmente opposta a quella dell'accordo separato quella che dobbiamo percorrere. Lì una brutale limitazione del diritto di sciopero, in pieno spregio della Costituzione, l'imposizione arrogante di una drastica limitazione della rappresentanza sociale. Qui la restituzione del potere decisionale a tutte e a tutti, a ciascuna e ciascuno. La sfida per la costruzione di un nuovo soggetto che intenda mettere in campo non un ennesimo altro partito ma un'altra sinistra è tutta qui.
Ma qualcosa di importante, ieri, non lo hanno detto solo le presenza in piazza. Altrettanto eloquenti sono state le assenze. L'assenza del Pd, fatti salve alcune presenze individuali che, pur importanti, non potevano compensare la defezione del principale partito dell'opposizione, il Pd. Ma anche quella dell'Idv, il partito che cinicamente cerca di lucrare sulla crisi della sinistra politica, salvo scomparire e ammutolirsi ogni volta che entra in ballo il conflitto sociale.
Non c'era il Pd in piazza ieri, come non c'è mai stato davvero nella lotta contro l'accordo separato, troppo diviso al proprio interno per osare una presa di posizione netta. E non c'era Di Pietro. Nell'Italia del dopo 14 aprile, significa che a fianco della lavoratrici e dei lavoratori, ieri, non c'era nessuna forza d'opposizione in Parlamento. Nell'Italia di oggi, significa che le fasce sociali già più deprivate, i lavoratori dipendenti, i precari, i disoccupati, sono seccamente prive di rappresentanza politica. Sanare questa ferita politica e sociale prima che si cronicizzi, ma senza arrendersi alle sirene di una rappresentanza solo testimoniale, ininfluente e perciò tanto più gradita ai potenti, deve essere il primo obiettivo del Movimento per la Sinistra. Da subito. Dalle prossime elezioni europee e amministrative.
Per questo siamo usciti da un Prc prigioniero delle sue derive identitarie e delle due impotenti nostalgie. Per questo siamo alternativi a un Pd vittima del suo stesso moderatismo, della sua incapacità di schierarsi, di un interclassismo degenerato in ignavia.
E per questo, da oggi, diamo vita a un sito rinnovato e enormemente arricchito, che ha l'ambizione di collaborare alla costruzione del nuovo soggetto della sinistra italiana con un organo di informazione e dibattito quanto più orizzontale, democratico e partecipato possibile. Uno dei cantieri in cui reinventare la sinistra politica e sociale, ma non certo l'ultimo per importanza e ricchezza di prospettive.

mercoledì 11 febbraio 2009

Cariche contro gli Operai... La Sinistra reagisca!

[da aprileonline.info]
La settimana scorsa è successo a Pomigliano, stamani alla Innse di Milano, dove gli operai lottano da oltre 9 mesi per salvaguardare la continuità produttiva. Nel disinteresse di comune, regione e governo. Se agli operai che chiedono il pane vengono date manganellate, alla crisi della fabbrica si aggiunge quella della democrazia

Lo avevamo annunciato. È accaduto. Stamani intorno alle 5.40 i carabinieri in tenuta antisommossa si sono presentati ai cancelli della Innse, alla testa del gruppo Silvano Genta, il proprietario dell'azienda milanese che un anno fa ha chiuso la propria produzione licenziando 50 operai, in coda la polizia. Da oltre 9 mesi gli operai della fabbrica metalmeccanica resistono allo sgombero dei macchinari per salvaguardare un posto di lavoro reale, la continuità produttiva, il rifiuto della chiusura della fabbrica che ha un indotto e che, in questa crisi economica italiana e mondiale, vale più dell'oro. Chiedono di lavorare, ottengono cariche e manganellate. C'è davvero di che preoccuparsi, se sono queste le misure che il centrodestra al governo a Roma e a Milano ha deciso di mettere in campo di fronte al precipitare della crisi economica e delle sue gravi conseguenze sull'occupazione e sulla vita di milioni di lavoratori.
Eppure l'azienda è sanissima, come tutti sanno benissimo perché gli operai lo hanno spiegato e dimostrato durante la loro lunga lotta esemplare. Si era fatto avanti anche un compratore, (l'imprenditore Ormi, da Brescia, con un pacchetto di commesse per i prossimi due o tre anni, ndr) ma si vuole chiudere l'attività per finalità puramente speculative.
Questa della Innse, infatti, è una storia di speculazione, di crisi economica e di una mutata strategia politica. La Innse non ha i conti in rosso, non è stretta dai creditori. È solo che il suo padrone, Genta appunto, ha deciso semplicemente di smantellare la produzione. Eppure la fabbrichetta lui l'ha pagata solo 750 mila euro, quanto un appartamento in centro città. L'ha comprata nel 2006 a prezzi stracciati, grazie alla procedura di amministrazione straordinaria, ma anche con l'impegno di rilanciare l'azienda. Da mesi non paga l'affitto dei terreni, di proprietà di un'altra società sull'orlo del fallimento. L'affare economico è allettante: c'è l'Expo che incalza. Ed è pronta una speculazione immobiliare. A giugno dello scorso anno Genta decide di licenziare gli operai con un telegramma. Le porte della fabbrica vengono chiuse con i lucchetti si avvia la cassa integrazione. Che dura fino a settembre. I lavoratori hanno sempre continuato a lavorare in autogestione fino a quando hanno messo sotto sequestro l'area ad ottobre, momento in cui hanno iniziato il presidio. Senza stipendio i 50 operai hanno chiesto alle istituzioni locali la cessione dell'azienda. Gli imprenditori c'erano, non la volontà. (Continua qui...)

martedì 10 febbraio 2009

lunedì 9 febbraio 2009

Questo è un bel partire...

Riportiamo alcuni articoli ed intervista sul "Movimento per la Sinistra", come potrete tutti giudicare, questo è un bel partire per un movimento che ha l'utopica ambizione di far rinascere la Politica, con la "P" maiuscola, e la voglia di rilanciare la Sinistra, la sua cultura, il suo agire e la sua progettualità.
Buona lettura.

- Europee: Vendola, "Non mi candido, volti nuovi in lista";

- Vendola lancia MpS: "Ma non mi candido alle europee";

- MpS, è nata la stella rossa di Vendola.

sabato 7 febbraio 2009

Caso "Englaro": scontro politico ed istituzionale (purtroppo)...

[da arileonline.info - 06 febbraio 2009]
Sul caso di Eluana Englaro si consuma uno scontro istituzionale gravissimo tra esecutivo e Quirinale. Il Consiglio dei Ministri prima approva in extremis un decreto per fermare i medici nonostante il no del Colle, poi in serata si riunisce per presentare una legge da portare alle Camere. Il premier minaccia: "Se necessario cambio la Costituzione". Il Capo dello Stato incassa il sostegno da Fini e da tutto il centro sinistra dentro e fuori dal Parlamento. "Deluso", al contrario, il Vaticano. In piazza per la vigilanza democratica.
Lo Stato, non quello di diritto ma quello proprietario val bene qualche compromesso sottobanco con la Lega e con il Vaticano e poco importa se per restare in sella si deve calpestare la Costituzione. È quello che nel suo intimo, pensa Silvio Berlusconi che, per mettere in salvo il suo esecutivo dalle fibrillazioni interne ha accontentato la Lega nord nella sua smania giustizialista contro gli immigrati facendo approvare dal Senato in quattro e quattr'otto un disegno di legge xenofobo e repressivo. E, in cambio dell'accondiscendenza dell'oltre Tevere ha barattato lo Stato di diritto con l'accanimento terapeutico mascherato da "difesa della vita" di un corpo costretto a vegetare.
Perché di questo scambio si tratta e perché per mantenere questo simulacro di democrazia eterodiretta tra Casa Arcore e Via della Conciliazione il premier in carica non ha esitato ad aprire un conflitto senza eguali dalla nascita della Repubblica Italiana tra potere Esecutivo, Capo dello Stato, Magistratura e Parlamento.
L'antefatto lo conosciamo tutti: il corpo di Eluana giace su un lettino a Udine, nella clinica la Quiete e oggi i medici si apprestano a iniziare quella lenta procedura che porterà a staccare la spina fra circa una settimana. Ci sono voluti anni di battaglie condotte dalla famiglia Englaro per veder rispettate le volontà di quella giovane donna; tre gradi di giudizio da parte della magistratura; mentre imperversava la polemica nel paese e il parlamento si arenava non riuscendo a partorire un testo di legge condiviso.
Poi, la boutade del decreto legge governativo. Una firma sotto tre righe di testo che vietano di sospendere l'alimentazione e l'idratazione. E la minaccia che se il decreto non passa allora si "forzerà" il Parlamento e financo la Costituzione.
Eppure, il presidente Napolitano aveva speso tute le sue parole per chiedere una legge condivisa su un tema, quello del testamento biologico, che attiene alle sensibilità di ogni singolo individuo, perché tratta di vita e di morte, di libertà e di dignità della persona, di fede e di scienza. Si era spinto fino all'estremo gesto di scrivere nero su bianco una lunga lettera che spiegava al Consiglio dei ministri il perché e il percome delle fondamenta della Carta costituzionale italiana, dello spirito democratico e del principio ineludibile della divisione dei poteri. Tutto per evitare un confronto - scontro la governo e Quirinale, soprattutto quando il paese si trova ad affrontare una crisi economica e sociale senza precedenti. Tutto vano.
Napolitano si è visto strattonare, sbattere la porta in faccia, richiamare all'obbedienza dal "manager" Silvio che non sopporta di non essere accontentato. Ma il Quirinale non risponde all'uomo politico né tantomeno al manager. Risponde alla Costituzione e alla democrazia. E quel decreto, il presidente della Repubblica non lo può firmare perché mancano i requisiti della necessità e urgenza e perché la giustizia si è già espressa al riguardo con il suo massimo organo. (Continua qui...)

La Sinistra inclusiva...

[scritto da Marisa Nicchi (SD - Firenze), 06 febbraio 2009 da aprileonline.info]
Dibattito Diverse esperienze stanno camminando insieme per una aggregazione politica che vuole cambiare i rapporti di forza e che, sulle questioni citate per esempio, sta con la Cgil, per l'autodeterminazione, per l'economia verde e disarmata, per una politica diffusa e disinteressata. L'esperienza di Firenze.
Prendiamo alcune questioni dell'attualità politica: la contrarietà all'accordo sindacale separato, cioè il lavoro come diritto e non variabile della produttività aziendale; il caso Englaro, cioè l'autodeterminazione compresa la fine della vita con dignità, il New Deal ecologico e del disarmo, cioè l' era di Obama, un modo di fare politica trasparente, cioè la questione morale.
Nel sistema dei partiti in Italia oggi non c'è chi le rappresenta insieme con coerenza ed efficacia. Non il PD più filo CISL e UIL, ricattato dai teo/dem, suggestionato dal nucleare, al centro di casi di deplorevole uso del potere. Non IDV in cui è assente la questione del lavoro e son presenti tentazioni sicuritarie. Né, RC che pur avendo una tensione positiva verso questi temi, li riporta entro una dimensione ideologica che ne delimita l'ambito di propagazione e di contaminazione.
Qui, sta il primo paradosso che porta tanta sinistra a votare per un partito moderato o per chi sottovaluta la questione lavoro, e un'altra parte, piccola, a cristallizzarsi in una sorta di vocazione minoritaria.
Manca, nel nostro paese, un soggetto di sinistra critico e influente nella società, nei poteri nelle vite soprattutto quella degli esclusi.
Avviene quando, e questo è l' altro paradosso, i dogmi del liberismo svaniscono nelle bolle speculative acuendo ora e per le future generazioni inaccettabili diseguaglianze.
Allora, ciò che si sta muovendo in questi mesi e, soprattutto in questi giorni a sinistra, è importante perché ha il segno di volere rompere un status quo di impotenza. SD è nata per questo, così le altre componenti del PDCI e di RC. Diverse esperienze stanno camminando insieme per una aggregazione politica che vuole cambiare i rapporti di forza e che, sulle questioni citate per esempio, sta con la cgil, per l'autodeterminazione, per l'economia verde e disarmata, per una politica diffusa e disinteressata. Una forza che mentre deve costruire la propria autonomia si trova a fare i conti con scadenze elettorali.
A Firenze la decisione della nascente "Sinistra" di far parte di una coalizione scaturisce da una doppia responsabilità: dare all'elettorato di sinistra un'opzione libera dal ricatto del voto utile; non rischiare di consegnare la città alla destra puntando,pregiudizialmente, sull'occasione salvifica del secondo turno, dall'esito incerto per l'arroganza del PD che giocherebbe contro di noi l'accusa di disfattismo. E' una responsabilità verso la "Firenze migliore", e per noi la contesa delle primarie è l'occasione per calcare il nostro autonomo profilo, racchiuso in poche parole: primato del'interesse generale sempre a partire dalle scelte urbanistiche, aumento di servizi collettivi per rendere operativi i diritti di cittadinanza e affermare solidarietà e accoglienza, metodo di governo fondato sulla partecipazione vera, l'attenzione al conflitto. (Continua qui...)